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Intervista esclusiva - Le Sentinelle del Tempo

Le affinità con le popolazioni celtiche,dal punto di vista strettamente genetico, ci sono, ma in quanto provenienti entrambi da un substrato unico di comuni antenati, e in questo senso condivise con altri popoli indoeuropei.

 

 

Nato a Livorno il 4-11-59, Paolo Francalacci si è Laureato in Biologia a Pisa nel 1983 e ho preso il dottorato a Firenze nel 1987. Dopo qualche anno di esperienze all’estero, (prima all'Univerity of Cape Town e successivamente alla  Stanford University, nel laboratorio di L. Luca Cavalli-Sforza) è tornato nel 1993 in Italia, a Sassari, dove è attualmente professore associato di Genetica.

I suoi interessi di ricerca riguardano l'evoluzione delle popolazioni umane moderne, studiando in particolare il DNA mitocondriale, a trasmissione femminile (è nota la ricerca sulla cosiddetta "Eva africana") ed il cromosoma Y, a trasmissione maschile.


Può farci un breve sunto di come si giunse alla scoperta di queste mummie?

I primi consistenti ritrovamenti di mummie dall'aspetto europoide in Cina occidentale (regione autonoma dello XinJiang) risalgono alla fine degli anni '70 ad opera di archeologi cinesi e uighuri (l'etnia maggioritaria dello XinJiang), ma questi reperti divennero noti alla comunità scientifica internazionale grazie al lavoro di un linguista dell'Università di Pennsylvania, Victor Mair, esperto di lingue orientali e interessato alla diffusione della famiglia linguistica indoeuropea. In uno dei suoi numerosi viaggi in Cina si accorse delle particolarità di queste mummie, alcune esposte al museo di Urumqi, altre ancora giacenti nelle varie necropoli, e diede avvio ad uno studio multidisciplinare.


Qual è esattamente la Sua specializzazione, e come accadde che venne coinvolto in questa ricerca?

Victor voleva un supporto genetico alle teorie sulla diffusione delle lingue indoeuropee, e quando mi contattò, proponendomi una collaborazione, mi trovavo in qualità di post-doc all'Università di Stanford, in California, nel laboratorio del Prof. Cavalli-Sforza. Mi occupavo allora (e continuo a occuparmi!) dello studio di marcatori genetici come traccianti della storia evolutiva e delle migrazioni delle popolazioni umane. Per quanto generalmente abbia analizzato popolazioni attualmente viventi, avevo anche una buona esperienza nell'analisi del DNA estratto da ossa, denti, e tessuti essiccati e naturalizzati. Per questo accettai con entusiasmo il progetto di Victor.


Trattandosi di una scoperta a suo modo rivoluzionaria, quali sono i motivi per i quali non è stata poi molto divulgata?

Non sempre i problemi da affrontare in una ricerca di questo genere sono solo di tipo scientifico. Lo studio del popolamento umano ha sempre implicazioni che possono toccare punti sensibili a livello politico. Tutti i popoli hanno evoluto la propria cultura grazie all'incontro e allo scambio con altre genti, ma non sempre quest’idea universale è bene accetta, soprattutto dove prevalgano spinte nazionalistiche. Il nostro progetto, sostenuto entusiasticamente dagli archeologi cinesi che ci hanno costantemente aiutato, non ha purtroppo ricevuto l'approvazione dalle autorità centrali, e per questo è stato possibile studiare solo una piccola parte dei reperti. In ogni caso però, la storia che ci raccontano queste mummie è ben conosciuta, non solo in ambito accademico, ma anche al grande pubblico (soprattutto negli Stati Uniti) grazie a articoli e documentari divulgativi prodotti da National Geographic e Discovery Channel.


Si è sostenuto che queste persone avessero dei caratteri fisici, e mostrassero un tipo di abbigliamento che li ha fatti accostare con insistenza ai celti della civiltà di Halstatt, Lei che ne pensa? Quali sono le Sue personali opinioni circa la provenienza, l'identità e la civiltà di questo popolo?

L'obbiettivo dello studio era vedere se le affinità genetiche di questi individui ci aiutassero nel ricostruire la storia della diffusione delle lingue indoeuropee. Una teoria collega l'indoeuropeo all'espansione dell'agricoltura, a partire dalla mezzaluna fertile, intorno a 10000 anni fa, mentre un'altra suppone che il centro di origine sia la pianura ucraina a nord del Mar Nero, dove, intorno a 5-6000 anni, un popolo che aveva imparato a cavalcare e a costruire carri avrebbe cominciato a muoversi verso ovest, in Europa, verso sud, in Persia e in India, e anche verso Est, nella Cina occidentale. I Tocari erano un antico popolo, oggi estinto, che parlava una lingua indoeuropea e che ha vissuto intorno all'anno mille nello XinJiang. Naturalmente noi non sappiamo che lingua parlassero le mummie, molto più antiche e che non hanno lasciato testimonianze scritte, ma la loro affinità genetica con le popolazioni europee, come è risultata dalle analisi da me effettuate, indica che una popolazione indoeuropea, forse progenitrice dei Tocari, fosse stanziata nell'area da molto tempo, e questo supporta l'ipotesi dell'espansione dei cavalieri ucraini (la cosiddetta cultura "Kurgan"). Le affinità con le popolazioni celtiche, dal punto di vista strettamente genetico, ci sono, ma in quanto provenienti entrambi da un substrato unico di comuni antenati, e in questo senso condivise con altri popoli indoeuropei. Da genetista non vorrei quindi spingermi troppo su un terreno a me non troppo familiare, ovvero quello culturale (abbigliamento, produzioni artistiche, riti funerari, ecc.) dove aspetti e comportamenti simili non necessariamente sono indicativi di affinità genetiche.


Vi sono, oltre ai corpi, reperti archeologici di particolare significato?

Sicuramente mi colpì molto, sullo scavo, vedere affiorare i resti di una ruota di un carro, proprio per quanto detto sulla loro possibile origine. Naturalmente non posso dimenticare la bellezza e la brillantezza dei colori di alcuni abiti, a distanza di molti secoli dalla deposizione.


E si è rinvenuto qualcosa che possa far pensare a qualche tipo di culto religioso?

Come ho già detto, non sono un antropologo culturale, ma direi che la presenza di diversi tatuaggi, in prevalenza di forma a spirale (alcuni ancora perfettamente visibili) possano fare pensare alla presenza di un culto solare.


Una domanda di tipo più "emotivo". Come ci si sente al cospetto di corpi di esseri umani vissuti 4000 anni fa? Quali sono i pensieri, i sentimenti, le emozioni che ha provato?

Solitamente io sono molto più attratto dal problema scientifico che non dall'oggetto di studio in sé, e sono portato a considerare non il singolo individuo, ma la popolazione. In questo caso però era impossibile non rimanere colpiti da quei reperti. Lo stato di conservazione di molte di quelle mummie è tale che si riconoscono perfettamente i lineamenti di una persona vissuta tanti secoli fa, ed è impossibile rimanere del tutto distaccati. Mentre lavoravo sullo scavo o in museo spesso mi veniva di proiettare su qualcuna di queste mummie un carattere, o una storia, e in quel momento quasi mi sembrava di profanare la sua intimità.


C'è stato qualche individuo il cui aspetto l'ha colpita particolarmente?

Ho partecipato personalmente solo allo scavo di una necropoli utilizzata da persone comuni, (occorre ricordare che si tratta di mummie naturali, mummificate a causa del clima secco e arido della regione) e quindi non c'era un reperto che si differenziasse significativamente. Certamente tra le mummie esposte al museo di Urumqi si possono ammirare individui in uno stato di conservazione impressionante.

Che Lei sappia, esistono progetti per un proseguimento delle ricerche in quel territorio?

Al momento non mi risulta che esistano progetti in corso, presumibilmente per i motivi che ho esposto poc'anzi, ma spero che in tempi ragionevoli sia possibile riprendere il lavoro genetico su questi reperti.

 

Maurizia Vaglio

Intervista pubblicata si Vento tra le Fronde Anno 2 n° 4