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LE RADICI PAGANE D' EUROPA



Oggi che si parla tanto di radici cristiane (o giudaico-cristiane) dell’Europa, oggi che il Pontifex Maximus dell’Urbe batte in breccia quotidianamente il principio liberale della laicità dello Stato (non solo in Italia ma anche in Europa), oggi che i nostri uomini politici (d’ogni colore) fanno a gara nell’assecondare le pretese d’Oltretevere,oggi che nel nord Europa vengono finalmente riconosciuti dallo stato gli antichi culti di Odino ed in Grecia sull'Olimpo si radunano per il solstizio d'estate piu' di 3000 Gentili, oggi che nuovi movimenti spirituali e religiosi come Wicca e Druidismo cercano di recuperare e ricostruire le tradizioni dei propri antenati ricostituendo una identita' etnica particolare e  oggi non sarebbe opportuno ricordare più spesso quante e quali siano invece le radici classiche, dunque ‘pagane’, della nostra attuale civiltà europea?

Premetto chesi  parlera' di termine “pagano” solamente per una facile comunicazione, in quanto molti conosceranno che il termine sopra elencato non va a disegnare dignitosamente tutto il movimento religioso politeista pre-cristiano.

Riporto gran parte di un articolo di Attilio Quattrocchi apparso su Italia Laica, in quanto espone perfettamente l'idea e le domande che io stesso mi sono posto in questi ultimi anni.



“La nostra cultura europea non è razionalisticamente fondata sui concetti liberali della tolleranza, del dialogo, della pacifica convivenza garantita dallo Stato tra filosofia e religioni diverse, della libera ricerca nella costruzione critica del sapere?

La nostra vita politica non è strutturata sul principio ateniese della democrazia partecipativa?

Le nostre Leggi non sono fondate sullo ius romano?

La nostra Arte non è figlia del Bello sacralizzato dai greci ?

La nostra Scienza non è figlia umana di quel logos filosofico che afferma il proprio diritto di porre in dubbio ogni sapere ‘rivelato’?

La nostra Filosofia non nasce dalla lotta contro il sapere mitico – religioso?

Ebbene, che cosa c’è di propriamente ‘cristiano’ in questi campi caratterizzanti del sapere occidentale ?

Ma per rimanere solamente sul terreno ‘religioso’: non era più ‘cattolica’, cioè (secondo il significato etimologico) più ‘universale’ la posizione ‘pagana’, che vedeva negli dei la multiforme presenza di un Unico Principio, che non quella cristiana che fa proprio lo Jahvé biblico ?

Non è il nume di Mosè (indicato poi dalla chiesa cristiana col termine pagano di ‘Dio’!) che si manifesta come ‘terribile‘ e ‘geloso’ attraverso il precetto (monolatrico più che monoteistico) : ”Non avrai altro Dio all’infuori di me!”?

Quale prospettiva ecumenica può offrire un tale esclusivismo religioso di base etnica, visto che ancor oggi il Papa lo propone, ‘mutatis mutandis’, nei suoi documenti solenni?

Qualche richiamo storico ci potrebbe offrire utili riflessioni sul presente.

E’ noto che, quando con Costantino il cristianesimo venne accolto nel novero delle religioni lecite all’interno dell’impero (313), esso operò subito per precostituirsi quelle posizioni di privilegio attraverso le quali ottenere la persecuzione e la cancellazione delle altre forme di vita religiosa. Ciò accadde appunto con l’editto (380) dell’imperatore cristiano Teodosio: ”Vogliamo che tutti i popoli sottoposti al nostro governo professino la religione che l’apostolo Pietro ha trasmesso…noi ordiniamo che il nome di cristiani cattolici spetti unicamente a coloro che assumono questa fede e che tutti gli altri insensati che se ne allontanano siano chiamati ‘eretici’…essi saranno puniti prima dall’ira divina e poi dai provvedimenti che noi prenderemo “.Orbene: se si riproponesse oggi una polemica simile a quella celebre che oppose nel 384 il pagano Simmaco, Prefetto dell’Urbe, a Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, circa la statua della dea Vittoria collocata nel Senato di Roma, la cui rimozione era pretesa dai cristiani, a quale principio dovremmo oggi ‘modernamente’ riferirci?

A quello tollerante ed universalistico di Simmaco che saggiamente reclamava :”…il diritto di ciascuno a seguire le proprie usanze e i propri riti…poiché tutti i culti hanno un unico fondamento” o a quello di Ambrogio che, reclamando l’unica verità del suo credo (“Ciò che voi pagani ignorate noi lo conosciamo per la voce stessa di Dio”), pretendeva l’allontanamento da quell’Aula dell’ultima effige del paganesimo ancora ivi conservata?

“I romani – ricorda Voltaire alla voce ‘tolleranza’ del suo straordinario Dizionario filosofico – permettevano tutti i culti, persino quello degli Ebrei e quello degli Egiziani, che pure avevano il loro disprezzo. E perché Roma tollerava questi culti? Perché gli Egizi, e gli stessi Giudei, non cercavano di distruggere l’antica religione dell’Impero, non correvano per terra e per mare allo scopo di fare dei proseliti: pensavano solo a guadagnar denaro. Ma è incontestabile che i Cristiani volevano che la loro religione fosse la dominante. Gli Ebrei non volevano che la statua di Giove fosse a Gerusalemme; ma i Cristiani non volevano che neppure stesse in Campidoglio“.

Anche chi è ostile o indifferente al fatto religioso, può ben comprendere che solo il prevalere di una prospettiva autenticamente ecumenica e dunque pluralistica all’interno delle chiese, dei movimenti e delle istituzioni religiose può rendere le religioni compatibili con i principi laici della convivenza civile.

Per questo ci sembra che ancor oggi sarebbe auspicabile che le religioni s’ispirino ecumenicamente a Simmaco il quale, nella sua filosofica e ‘pagana’ religiosità universalistica, ammoniva saggiamente che al Divino non si giunge con una sola via (“Uno itinere non potest perveniri ad tam grande secretum”), piuttosto che a S.Agostino.

Questi, dopo aver condiviso in un primo momento il ‘latitudinarismo’ di Simmaco, una volta convertito al cristianesimo da Ambrogio, ritrattò la sua precedente opinione. Il vescovo di Milano lo convinse della impossibilità della salvezza al di fuori della Chiesa (extra ecclesiam nulla salus), poiché, diceva, : “solo Cristo è la Via”.

Agostino ritiene così lecito e doveroso perseguitare gli eretici e metterli anche a morte per impedire la perdizione delle anime (“La Chiesa – dirà il vescovo d’Ippona - non solo inviti, ma anche costringa al bene”).

E’ lui che giustifica ‘teologicamente’ la violenza contro gli infedeli e gli eretici attraverso le vecchia e nefasta equazione d’origine veterotestamentaria : pagano = idolatra = infedele = eretico = malvagio.

Uno degli ultimi filosofi del paganesimo morente, Celso, nella sua opera ‘Discorso vero’ invitando tutti alla tolleranza religiosa ammoniva : “Non fa differenza alcuna chiamare il Dio supremo Zeus, con il nome corrente presso i Greci, o con quel certo nome che ha, poniamo, presso gli Indiani, o con quel certo altro che ha presso gli Egiziani “.

E Plutarco nel suo ‘Iside ed Osiride’ esprimeva una convinzione analoga: ”Come il sole e la luna e il cielo e la terra e il mare sono di tutti, anche se prendono nomi diversi, così anche le religioni e i modi di chiamare le divinità sono diversi da popolo a popolo a seconda delle singole tradizioni”.

Ad un papa che con la solenne Dichiarazione intitolata ‘Dominus Jesus‘ del 16 giugno 2000 ha riproposto pari pari la dottrina tradizionale circa la unicità ed universalità del messaggio salvifico di Gesù Cristo e della Chiesa ( “sarebbe contrario alla fede cattolica considerare la Chiesa come una via di salvezza accanto a quelle costituite dalle altre religioni” ) potrebbe giovare un bagno di saggio ecumenismo ‘pagano’.

La storia d’Europa dimostra che ogni pretesa esclusivistica o di prevalenza identitaria nel campo delle fedi non può che fondare (anche al di là delle dichiarate intenzioni) fanatismi ed intolleranze.

Per questo l’Europa può e deve affermare integralmente e coerentemente non solo la libertà di religione e di non religione sul nostro Continente, ma anche assicurare la pari dignità d’ogni ‘visione del mondo’.

E’ necessario dunque che nella nuova Costituzione europea compaia esplicitamente il termine ‘ laicità’ perché la laicità non è un’opinione ma solo la possibilità di poterne avere .

Solo così si può garantire in linea di principio la pace religiosa e sociale per i tempi futuri.

L’idea di laicità che caratterizza storicamente l’Europa è nata, lo si ricordi, dopo terribili guerre di religione e dopo che la riflessione filosofica si pose nella prospettiva di una verità religiosa non collegata più ad un discorso di rivelazione storica (si pensi al ‘deismo’ illuministico).

Se le religioni, tutte le religioni, convenissero sulla prospettiva pagano-ecumenica e antiesclusivistica di Celso, Simmaco o Plutarco potrebbero dare un contributo essenziale e definitivo alla pace nel mondo.

A questo fine, va detto onestamente al papa, il protagonismo massmediatico, la retorica buonista e tutte le circumnavigazioni della Terra non bastano.”

Concludo affermando che io ho scelto la via del celtismo o meglio neo-celtismo, attraverso i sentieri nascosti del druidismo in quanto la civiltà dei Celti, forse, fu l'ultima grande manifestazione di un sapere che portava con sé i retaggi di una spiritualità in cui affondano le radici stesse della dimensione interiore dell'uomo. In essa e per essa, l'interrelazione con le grandi manifestazioni visibili della Terra acquista valenza primaria e diviene, anzi, il mezzo d'accesso privilegiato per più profonde relazioni con l'invisibile. L'affanno con cui, oggi, si cerca confusamente di recuperare il terreno perduto in questo senso, dopo secoli di prevaricazione e censura cristiana o dopo i vani tentativi di un positivismo perdente - in quanto innaturale - di ridurre tutto a saga e superstizione, ci deve insegnare che uomo e Terra sono un'unica cosa, e che fra essi, gli alberi, le sorgenti, e tutto quanto è, insomma, manifestazione vitale, non potrà che esistere sempre un collegamento stretto quanto imprescindibile. Se venisse meno, la nostra stessa specie giungerebbe ad una ineluttabile quanto poco auspicabile estinzione.

Idee e raccolta a cura di Ossian

Vento tra le Fonde anno3 N° 4